Quando l'esperta di architettura e design Catherine Shaw si trasferì a Hong Kong dopo dieci anni passati a Tokyo nell'ossessione per il design, ha trovato una città con una ritrovata passione per tutte le cose creative

Ogni giorno una nuova apertura. L’ondata di nuovi ristoranti, bar e alberghi di Hong Kong sta combinando un pasticcio con la mia dieta perché mi ritrovo – in nome della ricerca – a sorseggiare cocktail e assaggiare menù nella mia esplorazione di tutto ciò che ha un design accattivante.

Recentemente c’è stata una schiera di creativi che si sono contesi la mia attenzione, tra i quali il caratteristico Ham & Sherry progettato da Hu-Neri, un piccolo ristorante in Ship Street decorato con piastrelle catalane contemporanee bianche e blu, garretti di selezionato prosciutto iberico e una favolosa gamma di sherry (senza che si veda l’ombra di una nonna). C’è anche un “bar segreto” sul retro (ma non dite che ve l’ho detto io…)

Gli interni mostruosamente creativi del Mott 32, concepiti dal designer locale Joyce Wang, hanno attirato la mia attenzione, nonostante la versione moderna della cucina rustica cinese “dal produttore al consumatore” (ordina la classica anatra di Pechino arrostita 24 ore prima) proposta dallo Chef Fung, e i cocktail d’avanguardia con ingredienti cinesi, come il miele osmanto e le bacche di goji, abbiano provato a distrarmi. In alternativa, è molto difficile resistere al Bellbrook, con le specialità del posto dello chef australiano David Laris, tra cui il Barramundi in malaleuca aborigena.

Nel frattempo, la moda e l’arte sono stati sapientemente mixati nel Museo Liang Yi, appena aperto e ospitato in un elegantemente ristrutturato edificio del 1960, su Hollywood Road 400. La mostra inaugurale del museo comprende una serie di gioielli invidiabili, della fine del 1880 agli anni ’60, disegnati da artisti del calibro di Cartier, Boucheron e Van Cleef &Arpels.

La cultura si è insinuata anche nei tradizionali grandi magazzini con la collezione di Lane Crawford “Made in China” che presenta giovani designer cinesi, come Ms Min, Chictopia e Helen Lee.

Le boutique creative di design stanno spuntando anche nelle strade secondarie della città. Il WOAW! in Gough Street è un gioiello assoluto con la sua interpretazione altamente originale di oggetti di lifestyle, dalle cuffie in piume di struzzo ispirate al passamontagna di Kawamura-Ganjavian alla carta da lettere osé di Terrapin. Nelle vicinanze, il PMQ, di recente apertura, è una enclave meravigliosamente creativa per designer, imprenditori della creatività e artisti, con un mix seducente di gallerie d’arte, boutique, bar e ristoranti presentati in uno scenario accuratamente restaurato di edifici originali. E in Star Street, distretto di designer affermati ed emergenti, anche Timothy Oulton merita una visita, per i suoi interni favolosamente eccentrici, le colonne piene di libri di sport e un cavallo di cartapesta a grandezza naturale, in omaggio al capodanno cinese.

Nessuno però sa fondere tradizione e avanguardia così bene come la grand dame Peninsula Hotel. Ha festeggiato di recente il suo 85° compleanno con un lifting tecnologico, ottenuto senza sacrificare nulla del suo fascino coloniale. Se non volete affrontare le lunghe code per il loro leggendario tè pomeridiano, l’hotel ha appena lanciato uno splendido set di design per il tè da portar via, con focaccine fatte in casa, panna rappresa, marmellata di fragole e due bustine di tè.

Mi piacerebbe portarmi l’occorrente per un mini-picnic a pochi isolati a est per godermi la nuova Innovation Tower di Zaha Hadid, un’ispirazione di fascino e fluidità per gli amanti del design urbano di tutto il mondo.

Foto European Pressphoto Agency b.v./Alamy

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